La Via Francigena

Fin dai primi secoli della cristianità il pellegrinaggio è stata una delle forme di culto più sentite: sepolcri di santi, reliquie e luoghi di apparizioni divennero mete di percorsi che si strutturarono, tappa dopo tappa, lungo le antiche vie consolari romane, verso le tre grandi destinazioni di Gerusalemme, Santiago de Compostela e Roma.

Da Baccano al Sorbo

Nel territorio di Campagnano, la Via Cassia e la stazione di posta di Baccano — luogo di martirio del vescovo Alessandro agli inizi del III secolo — resero questo tratto una sosta consolidata per i pellegrini fin dal IV secolo. Tra l’VIII e il X secolo il percorso iniziò a spostarsi su un tracciato collinare, dando origine ai castelli di Campagnano, Formello, Isola e, appunto, del Sorbo.

Un santuario lungo il cammino

Il piccolo castrum Sorbi, in abbandono tra X e XIV secolo, non poteva ospitare tutti i pellegrini in transito. Ma dopo l’apparizione della Madonna tra le sue rovine nel 1402 e la fondazione del Santuario nel secolo successivo, il luogo divenne un riferimento devozionale sempre più forte — tanto che, anche quando tra Cinque e Settecento il tracciato “ufficiale” della Cassia si arricchì di osterie e locande, molti pellegrini continuarono a deviare per raggiungere il Sorbo.

Un cammino ritrovato

Il Novecento fu il periodo più difficile: l’abbandono del percorso portò al progressivo degrado del Santuario, fino ai crolli del 1966. Ma la rinnovata attenzione verso il pellegrinaggio, devozionale e culturale insieme, ha riportato il cammino proprio qui: nel 2010 il nuovo tracciato laziale della Via Francigena è stato ridisegnato per passare dal Sorbo, e nel 2016, durante il Giubileo della Misericordia, il Santuario è stato eletto Porta Santa lungo il cammino.

Oggi, a distanza di secoli da quella prima sosta dei pellegrini diretti a Baccano, la Via Francigena torna ad attraversare il Sorbo — e chi la percorre può ancora fermarsi a riposare nello stesso luogo che, seicento anni fa, accolse i primi devoti.